Di fronte alle notizie di drammi e tragedie che si susseguono in Israele e Palestina e tra Ucraina e Russia, sorge spontanea la domanda: ma io che cosa posso fare? Certo la preghiera per chiedere a Dio che converta i cuori di chi genera il male, di chi è animato da pensieri di vendetta, la preghiera per chiedere il dono della pace. Ma poi?
Una cosa di sicuro possiamo fare tutti e impegnarci nel nostro piccolo a viverla: educare alla pace, favorire una cultura di pace.
Mi vengono in mente alcune scene in oratorio questa settimana: due si picchiano, uno si agita e crea scompiglio e provoca danni… Coordinatori dell’oratorio, animatori sono lì, vedono, bloccano cercano di calmare, di far ragionare, di far fare pace, di chiedere scusa e ripartire. Ecco educare alla pace cosa può voler dire. E ciascuno davvero può fare la sua parte.
Se fin da piccoli riusciamo noi grandi a iniettare loro il vaccino della pace, del ricomporre le ragioni, del favorire il dialogo, allora si cresce in un modo di vedere le cose che non vede i pugni e poi le armi come metodo di risoluzione delle divisioni.
Se anche l’adulto invita invece a rispondere al male ricevuto con altro male si innesca una spirale di violenza che non si sa dove porta. I violenti ci sono e ci saranno; i bulli, i prepotenti ci sono e ci saranno. Ma quando un bullo capisce che c’è una comunità intera che prende le difese del debole allora capisce che non c’è trippa per lui e lascia la presa. Abbiamo bisogno di educarci e di educare tutti al senso della pace e del rispetto dell’altro.
Noi all’Oratorio Estivo ci proviamo. Proviamoci di più anche a casa, a scuola, nei gruppi sportivi…
Forse qualcosa in meglio cambierà nei rapporti tra le persone e alla lunga scoppierà qualche guerra in meno al mondo.

Don Andrea