Come restare un oratorio aperto e accogliente quando aumentano da parte degli adolescenti i conflitti, l’aggressività e le situazioni difficili da gestire?

Il tema è stato messo al centro della due giorni PensiAMO l’oratorio di quest’anno che ha visto radunarsi presso il centro pastorale di Seveso un gruppo di circa cinquanta persone tra preti, consacrate e responsabili laici di oratori della nostra diocesi. La questione sappiamo è all’ordine del giorno non solo per quanto riguarda lo spazio oratorio ma anche altri ambiti e spazi frequentati dagli adolescenti e comunque la questione non è nuova. Però se è vero che l’aggressività e la violenza ci sempre state per questa fascia d’età, ci sono dei dati che preoccupano così come hanno fatto rilevare degli esperti dell’Università Cattolica che hanno condotto un’indagine su questo fenomeno: le risse negli ultimi anni sono aumentate del 96%, le rapine del 87%, l’età media del primo reato si è abbassata in questi anni da 17 a 15 anni.

Alcuni spunti che mi hanno lasciato le relazioni degli esperti intervenuti (criminologi, educatori di strada, sacerdoti in zone periferiche di Milano, responsabili di cooperative sociali):

“Chi vuole capire i violenti deve capire per che cosa sono sofferenti”. Non è la giustificazione della violenza ma il cercare di coglierne l’origine. Se in casa papà e mamma ti trattano come una pezza da piede, fuori ti scateni e riproduci lo stesso comportamento sugli altri e sulle cose.

“Condannare il comportamento sbagliato ma non le persone”. Vuol dire essere fermi con il violento, cacciarlo se serve anche dall’oratorio ma saperlo poi recuperare in altro modo. Alla fine come oratorio ci deve interessare il ragazzo, la sua crescita umana, anche di quelli più difficili. Non possiamo pretendere che in oratorio vengano ragazzi che sono già educati, profumati, a puntino. Il nostro “lavoro” è quello di far compiere loro un cammino di crescita; fare con loro un tratto di strada nella vita che lasci un seme buono.

“Lo spazio dell’oratorio migliora se c’è una maggiore presenza e supervisione degli adulti”. Abitare lo spazio. Il cortile, la sala giochi dell’oratorio frequentata da ragazzi e adulti evita che l’oratorio diventi la terra di nessuno dove i ragazzi con cattive intenzioni possano prendere piede e fare quello che vogliono. La presenza è già una deterrenza al fenomeno della violenza.

“Avere tempo, pazienza e energie”. Così ha sintetizzato un’educatrice che ha portato avanti un progetto specifico in oratorio a Baranzate, il paese dove convive il numero più alto di diverse etnie. Ma è uscita anche l’importanza di entrare in dialogo e relazione con questi ragazzi. Sembrano tanto indifferenti e menefreghisti ma li salutiamo? Li conosciamo un po’? Ci interessiamo un po’ dei loro gusti e questioni?

Proviamoci anche in oratorio a Cuggiono a conciliare sicurezza e accoglienza, fermezza e amorevolezza, come faceva d’altra parte don Bosco, patrono dei giovani e del nostro oratorio.

Don Andrea