Nel cuore di questa torrida estate, nello stesso giorno, il 31 luglio scorso, sono mancati don Antonio Mazzi, sacerdote ed educatore dedito al recupero dei tossicodipendenti, e Franco Baresi, stella del Milan e della Nazionale di calcio.
Stampa, televisione e social hanno dedicato spazio, video e foto a commemorare la loro vita, le loro imprese e i meriti che hanno conquistato e ci hanno lasciato.
C’è qualcosa, oltre lo stesso giorno della scomparsa, che ha unito questi due uomini?
Generazioni diverse, don Mazzi aveva 96 anni e Baresi 66, provenienze diverse, uno veniva da Verona l’altro dal bresciano entrambi però approdati a Milano che ne è diventata la città d’adozione.
Ma non è solo la città di Milano che li ha accomunati. Mi sento di dire che la cosa che li ha resi simili e li ha accomunati sia stata la fedeltà alle loro imprese.
Per don Mazzi la fedeltà al Signore che a sua volta lo ha reso fedele ad essere vicino agli ultimi, quelli che tutti fuggivano. Agli inizi degli anni ’80 tutti tenevano le distanze dai ragazzi caduti nella dipendenza della droga, tutti giravano alla larga dal Parco Lambro, zona nord est di Milano… tutti tranne lui e pochi altri (un altro è stato Vincenzo Muccioli). Lui si fa pioniere, da prete dell’Opera don Calabria, del recupero di questi ragazzi che tutti evitavano.
Comincia a presidiare il Parco Lambro per tenere lontani gli spacciatori e a raccogliere chi se la sente di iniziare un percorso di recupero, ma non lontano, ma proprio lì nel Parco Lambro. Chiede e ottiene di costruire un fabbricato per ospitare, assistere e tirare fuori dal “giro” i ragazzi che convince a riprendere in mano la loro vita per non lasciarla cadere nel baratro della dipendenza. Piano piano tra fatiche e consolazioni nasce Exodus, la comunità fondata da don Mazzi per restituire una vita, una dignità a tanti ragazzi e ragazze che avevano sbagliato strada e che non si riconoscevano più. Lavoro, dialogo, preghiera, testimonianze e sport animano la vita di Exodus.
Le sostanze buone che don Antonio inietta nelle vene dei suoi ragazzi sono la fiducia in se stessi, il sentirsi accolti e perdonati, l’avere una meta e un progetto di vita. Qualcuno non ce la fa, tanti ce la fanno e rinascono.
Franco Baresi è stato anche lui un uomo, un giocatore fedele. Fedele ai colori rossoneri. Non ha mai cambiato squadra. Da quando il Milan negli anni ’70 lo acquistò alle giovanili, è rimasto sempre in rossonero. Anche quando il Milan è sceso in serie B; anche quando allettanti proposte di ingaggio di altre squadre si sono fatte avanti. Il Milan lo aveva scoperto, fatto crescere, fatto vincere, dato la fascia di capitano e lui si è sentito in dovere di essere riconoscente e per questo fedele fino in fondo, senza mai tradire i colori rossoneri….non è da tutti.
Soprattutto nel calcio di oggi, dove le cifre di ingaggio milionarie si sprecano e non si contano più e uno è sempre tentato di cambiare.
Don Mazzi e Baresi mi sembra che ci possano insegnare questo valore della fedeltà, da mettere nella nostra vita, nelle nostre occupazioni, nei nostri impegni e responsabilità.
Fedeltà alla nostra vocazione, a quel sì che abbiamo pronunciato e che è divenuto amore per sempre per un uomo o una donna, o per una scelta di vita di consacrazione.
Il Signore ci doni di rinnovare la nostra fedeltà, di non vivere questo valore solo come un “devo resistere”, “devo andare avanti”, ma con quella docilità allo Spirito Santo che fa nuove tutte le cose e ci apre, nel dono di noi stessi, a vincere e a far vincere tante partite della vita.
Don Andrea