I mesi di luglio e agosto si caratterizzano, almeno per noi italiani, nei mesi in cui si concentrano le vacanze, le ferie, il riposo estivo o come vogliamo chiamarlo.
Ed è importante innanzitutto pensare a questo tempo non come un tempo vuoto o tempo da sprecare, no. Anche la vacanza, se è vero ed è giusto che sospenda il tempo del lavoro e dello studio e non lo impegni con altrettanto lavoro o occupazioni, non può essere un tempo sciupato: il tempo non è bene che sia un tempo vuoto, perché nel vuoto poi il rischio è che l’ozio, che è il padre dei vizi, lo riempia.
Mi soffermo allora sulla parola riposo che è un termine che si abbina volentieri alle vacanze. Riposare è una parola composta: ri-posare, posare di nuovo. Che cosa? Lo sguardo per esempio. Posare di nuovo lo sguardo sulla vita, su come è andata quest’anno dalle scorse vacanze a oggi, posare di nuovo lo sguardo sulla natura e ciò che ci stupisce ma anche ci preoccupa (temperature alte, scarsità dell’acqua…); posare di nuovo lo sguardo sulla propria famiglia, sulla propria parrocchia e sul cammino di fede compiuto.
Trovare nelle vacanze il tempo per ri-posare cioè per posare di nuovo il nostro sguardo e attingere bellezza, vitalità, gioia, senso e speranza di vita.
Come? Contemplando la natura per esempio, camminando su un sentiero di montagna o guardando l’estendersi del mare; attraversando città d’arte e posare di nuovo lo sguardo sull’eredità di opere, edifici, rappresentazioni che la storia ci ha consegnato da custodire e valorizzare.
Ma questo ri-posare vuol dire anche che a settembre, al momento della ripresa, il nostro sguardo si dovrà ri-posare sulla quotidianità fatta di lavoro e studio, impegni in parrocchia e oratorio e nelle associazioni, cioè posare di nuovo sulle solite cose, ma in maniera diversa, nuova, proprio perché durante l’estate ho esercitato il mio sguardo e l’ho allenato con le lenti dell’amore di Dio. Buone vacanze e buon ri-poso.

Don Andrea