15 ottobre - Elezioni Consiglio Pastorale
di don Franco Roggiani
In queste domeniche cercheremo di riflettere su un appuntamento importante per le parrocchie della nostra diocesi: il rinnovo dei consigli pastorali e dei consigli per gli affari economici parrocchiali (resteranno in carica cinque anni). Nella stessa occasione verranno rinnovati anche i consigli pastorali decanali.Siamo ormai abituati a questi appuntamenti e il rischio è di sottovalutare questi strumenti di corresponsabilità pastorale.La loro importanza è ora accresciuta da quella che il Vescovo ha definito “una nuova strategia pastorale” che richiederà grandi capacità di innovazione, grande riflessione e una revisione di tante abitudini consolidate nelle nostre parrocchie.Forse siete già a conoscenza che dal 1 settembre le parrocchie di Turbigo, Nosate, Robecchetto e Malvaglio sono unificate nella COMUNITA’ PASTORALE DI S. MARIA IN BINDA. Di cosa si tratta? Le quattro parrocchie avranno un solo parroco responsabile della comunità pastorale con un gruppo di persone (presbiteri, diacono, religiose, laici) che lo affiancheranno. In prospettiva, se non sarà subito possibile, c’è in vista anche un unico consiglio pastorale. Insieme, le 4 parrocchie daranno vita ad un unico progetto pastorale.I presbiteri che rimarranno sul territorio saranno i presbiteri di tutte e 4 le comunità.
Questa esperienza nuova che tocca circa 13.000 persone del nostro decanato, rappresenta il futuro, non molto lontano, che toccherà tutte le nostre parrocchie.Rispetto alla neonata comunità pastorale di S. Maria in Binda noi avremo qualche vantaggio.Potremo organizzare un cammino di avvicinamento a questa nuova modalità di pensarci e di essere presenza della Chiesa sul nostro territorio.Potremo far tesoro dell’esperienza viva della prima Comunità Pastorale istituita nel nostro territorio, accompagnandola e aiutandola nel suo configurarsi.Questa sola prospettiva ci dice che i consigli pastorali che stiamo per eleggere, dovranno certo occuparsi, come sempre, di alimentare la vita di fede e di comunione delle nostre parrocchie, di realizzare al meglio il percorso triennale sulla famiglia proposto dal nostro vescovo.Ma i nuovi consigli dovranno anche guidare un progressivo avvicinamento
e scambio tra parrocchie confinanti sintonizzando mete, iniziative, metodi, orari, scambiandosi spesso i loro preti e affidando a ciascuno di loro dei compiti interparrocchiali, abituando i consigli pastorali a
incontrarsi periodicamente e facendo crescere figure di laici preparati ad essere referenti autorevoli in settori che i sacerdoti, per il loro calo numerico, non potranno più seguire.A fronte di un lavoro di tale portata la nostra scelta dovrà privilegiare persone anzitutto di fede, che amino la Chiesa come la loro casa, e che abbiano grande apertura mentale, capaci di ascolto e dialogo, coraggiose e determinate nel perseguire una comunione pastorale di intenti, di strumenti, di persone, soprattutto, che renda le nostre comunità più incisive nella testimonianza da rendere al Signore in mezzo a gente che ancora non lo conosce (come tanti immigrati) o che lo sente lontano o che ha dei conti aperti con Lui o con i credenti in Lui.
Descritto il nuovo da costruire nel prossimo quinquennio e segnalate alcune qualità alle quali fare riferimento nella scelta dei candidati, c’è una verifica previa che riguarda ciascuno di noi, senza la quale
perde significato lo stesso strumento ecclesiale dei Consigli.Vanno verificate alcune nostre convinzioni di base. La prima convinzione da verificare riguarda LA NATURA DELLA CHIESA COME REALTA’ DI COMUNIONE.Il Concilio ci ricorda che la Chiesa, in quanto “è in Cristo come sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano”, è realtà di comunione. Questo fatto caratterizza la vita e la missione dell’intero Popolo di Dio, ma anche la vita e l’azione di ciascun fedele.La Chiesa è popolo di Dio in cui tutti i fedeli, in virtù del Battesimo, hanno la stessa uguaglianza nella dignità e nell’agire, partecipando alla edificazione del Corpo di Cristo secondo la condizione ei compiti di ciascuno.Esiste quindi una reale corresponsabilità di tutti i fedeli nella vita e nella missione della Chiesa: ognuno partecipa infatti, nel modo che gli è proprio, dell’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo in forza del Battesimo.Ci dobbiamo chiedere se è così che pensiamo la nostra appartenenza alla Chiesa che si fa’ presente nella concretezza della nostra parrocchia. Non tanti individui che si accorgono appena l’uno dell’atro, ma persone che hanno e coltivano una coscienza comunitaria, che si sentono corresponsabili della missione del Popolo di Dio, che pensano se stesse come segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di quella parte di umanità che ci è dato di incontrare, cioè come Chiesa.La seconda convinzione da verificare riguarda la CENTRALITA’ DELLA PARROCCHIA.Per la Chiesa ambrosiana la parrocchia è “la forma privilegiata della sua presenza”, “della presenza della missione della Chiesa per la vita della gente” (Sin. XLVII): è, insomma, autentica “figura di Chiesa”.Attraverso la parrocchia la fede può diventare accessibile a tutti e ad ogni condizione di esistenza.Ci dobbiamo chiedere se è così che pensiamo la nostra parrocchia: come presenza di credenti in Gesù che rendono credibile, bella e buona per la vita di chiunque la fede in Lui e l’appartenenza alla Sua Chiesa.La terza convinzione da verificare riguarda IL COINVOLGIMENTO DELL’INTERA COMUNITA’ NELL’AZIONE PASTORALE. L’azione pastorale non può essere vista come riservata ai presbiteri o a qualche laico impegnato. La strategia pastorale di una parrocchia (che di solito si esprime in un progetto pastorale) deve diventare impegno
di tutti. Ognuno deve sentire come proprie le preoccupazioni e le mete che il Consiglio pastorale esprime e domandarsi come possa inserirvisi responsabilmente.Diversamente quanto verrà elaborato dal Consiglio resterà una pura dichiarazione di intenti senza alcuna possibilità di realizzarsi.
Il Consiglio Pastorale Parrocchiale e, accanto a questo, il Consiglio per gli affari economici, sono dei CONSIGLI e come tali fanno riferimento a qualcuno cui devono pervenire i consigli: a colui che presiede alla comunità, cioè il parroco.Qual è il senso del “consigliare” nella Chiesa?
E’ uno dei momenti significativi della partecipazione di tutti al compito affidato a ogni comunità di Cristiani, e alla Chiesa intera, di far conoscere e amare il Signore Gesù per il bene degli uomini. Si riflette e si pensa tutti insieme per trovare le strade migliori perché il Vangelo raggiunga coloro che vivono accanto a noi. Questo è quello che si fa’ in un consiglio pastorale. Non si tratta di una operazione facoltativa ma di una responsabilità necessaria per chi davvero vuole essere cristiano.Con il “consigliare”, inoltre, si realizza la collaborazione tra presbiteri, diaconi, consacrati/e, laici che, tutti in comunione tra loro, sono chiamati a rendere ragione della speranza che è in loro.Ruolo fondamentale è quello del parroco cui è affidato il ministero della presidenza, di guida della comunità. E’ lui che deve promuovere una vera comunione di vocazioni, ministeri, carismi (doni gratuiti del Signore) nella parrocchia e lui deve promuovere, con l’aiuto di tutti, il progetto pastorale della comunità che gli è affidata. Proprio a lui si rivolge il “consigliare”.Tenendo presente il giusto rapporto tra il “presiedere” e il
“consigliare” è possibile comprendere come il Consiglio parrocchiale possa essere definito solo in termini analogici come “consultivo”. La sua prima definizione è quella, offerta dal Sinodo XLVII, di
“soggetto unitario delle deliberazioni per la vita della comunità, sia pure con la presenza diversificata del parroco e degli altri fedeli”.E’ quindi possibile definire il Consiglio pastorale organo consultivo solo in termini analogici e solo se tale consultività viene interpretata non secondo il linguaggio comune, ma nel giusto senso ecclesiale.I fedeli, in ragione della loro incorporazione alla Chiesa, sono abilitati a partecipare realmente, anzi a costruire giorno dopo giorno la comunità; perciò il loro apporto è prezioso e necessario.Il parroco, che presiede il Consiglio e ne è parte, deve promuovere una sintesi armonica tra le diverse posizioni, esercitando la sua funzione e responsabilità ministeriale.L’eventuale non accettazione, da parte del parroco, di un parere espresso a larga maggioranza dagli altri membri del Consiglio potrà avvenire solo in casi eccezionali e su questioni di rilievo pastorale, che coinvolgono la coscienza del parroco e saranno spiegati al Consiglio stesso.Nel caso di forti divergenze di pareri, quando la questione in gioco non è urgente, sarà bene rinviare la decisione ad un momento di più ampia
convergenza, invitando tutti a una più matura e pacata riflessione; invece, nel caso di urgenza, sarà opportuno un appello all’autorità superiore, che aiuti ad individuare la soluzione migliore.
Ci occupiamo adesso della composizione e della durata dei Consigli pastorali. Il criterio di composizione è duplice: da una parte rappresentare l’immagine della fraternità e della comunione dell’intera comunità parrocchiale, dall’altra costituire lo strumento della comune decisione pastorale,
dove il ministero della presidenza, proprio del parroco, e la corresponsabilità di tutti i fedeli devono trovare la loro sintesi.
MEMBRI DI DIRITTO sono: il parroco, i vicari parrocchiali, i presbiteri residenti con incarichi pastorali, i diaconi, un rappresentante per ogni comunità di vita consacrata, il presidente di Azione Cattolica ed eventuali membri del Consiglio pastorale diocesano.
MEMBRI LAICI
NUMERO : Il numero di laici previsto per una parrocchia che abbia le nostre dimensioni può variare da 18 a 25 membri. Ci fermeremo a 20 in questa tornata.
REQUISITI : Possono essere membri del consiglio coloro che abbiano compiuto i 18 anni e siano domiciliati in parrocchia o operanti stabilmente in essa. Occorre, naturalmente, che i candidati si distinguano per vita cristiana, volontà di impegno, capacità di dialogo e conoscenza dei concreti bisogni della parrocchia. Essi devono essere qualificati non solo da competenza ed esperienza, ma anche da uno spiccato senso ecclesiale e da una seria tensione spirituale alimentata dalla partecipazione all’Eucaristia, dall’ascolto assiduo della parola e dalla preghiera. Essi si preoccuperanno del bene dell’intera comunità, evitando lo spirito di parte e di categoria Ovvia e irrinunciabile deve essere la loro piena comunione con la Chiesa non solo negli elementi fondamentali ma anche nelle indicazioni autorevoli, dottrinali e pratiche, del momento concreto. Sono incompatibili con l’ufficio di consigliere le cariche politiche e amministrative.
DESIGNAZIONE : Due terzi dei membri laici sono eletti dalla comunità parrocchiale e un terzo è scelto dal parroco con la finalità di integrare, se necessario, la composizione del Consiglio perché rappresenti in modo più completo la parrocchia.
ELETTORI: Sono tutti coloro che abbiano compiuto i 18 anni e siano canonicamente domiciliati in essa.
DURATA IN CARICA : la durata del Consiglio è di 5 anni. Il Consiglio non decade per eventuale nomina di un nuovo parroco, salvo diversa indicazione del Vicario Episcopale. Eventuali dimissioni devono essere presentate per iscritto, motivate, al parroco cui spetta l’accettazione delle stesse. Si decade dalla carica se assenti ingiustificati per tre sessioni consecutive
Con il Consiglio Pastorale verrà rinnovato anche il Consiglio per gli Affari Economici Parrocchiali.
L’elezione non è diretta. Sarà il Consiglio pastorale nella sua prima seduta a nominare i membri
di sua pertinenza (alcuni infatti sono di nomina del parroco) avendo cura che nel CAEP siano presenti le seguenti competenze: giuridica, economico/finanziaria, amministrativa e tecnica.I requisiti richiesti per i membri del CAEP sono gli stessi che per i membri del Consiglio Pastorale. Essi devono distinguersi per integrità morale, essere attivamente inseriti nella vita parrocchiale, capaci di valutare le scelte economiche con spirito ecclesiale e competenza professionale. Non possono essere congiunti del parroco né avere rapporti economici con la parrocchia, o ricoprire incarichi incompatibili con la loro funzione. Ci si può domandare perché ci debba essere un Consiglio economico in ogni comunità.La risposta è semplice.Ogni parrocchia, in modo più o meno sufficiente, ha a disposizione delle strutture e delle risorse provenienti per la maggior parte dalle libere offerte dei fedeli.Tali strutture e risorse trovano senso solo se destinate alle finalità per le quali la Chiesa utilizza i beni temporali: Tali finalità sono:provvedere alle necessità del culto divino,fare opera di evangelizzazione, con particolare attenzione all’educazione cristiana di giovani e adulti, alla cooperazione missionaria e alla promozione culturale,realizzare opere di carità, specialmente a servizio dei poveri, si tratti indifferentemente di povertà materiali o morali,provvedere al sostentamento dignitoso del clero e degli altri ministri impegnati a tempo pieno nelle comunità cristiane,promuovere forme di solidarietà tra comunità ecclesiali all’interno dell’intera Chiesa cattolica e con le altre Chiese cristiane.Solo la convinzione della rilevanza e, insieme, della delicatezza di tutto l’ambito dei beni può aiutare a dare il giusto rilievo al Consiglio
economico.I beni economici non sono una realtà neutra rispetto alla vita delle comunità e alle sue scelte pastorali, ma sono strumenti da utilizzare con grande discernimento verificando continuamente se tale utilizzo esprime vera fedeltà al Vangelo.Nella normalità dei casi l’opera del CAEP si iscrive negli orientamenti tracciati dal Consiglio pastorale al quale renderà conto, mediante una relazione annuale sul bilancio.Avendo le scelte di natura economica un forte rilievo pastorale, va da sé che la saggia determinazione di quali beni o strutture siano necessarie alla vita futura della comunità o la decisione di alienare alcuni beni che fossero di aggravio per la loro gestione richiedono di acquisire un parere previo del Consiglio economico.Anche per il CAEP la durata in carica è di 5 anni e identiche a quelle del Consiglio pastorale sono le modalità di appartenenza o decadenza dei consiglieri.